La deprescrizione del farmaco

Con l’aumento dell’aspettativa di vita è aumentato nella popolazione il numero dei soggetti ultrasettantacinquenni. L’aumento dell’età si correla spesso a un aumento di pazienti affetti da più patologie a cui corrisponde un aumento del numero di farmaci assunti: secondo il rapporto OSMED 2017 [1] nella fascia di età 65-69 anni il numero di principi attivi utilizzati è pari a 7.7, che passa a 11.8 nei pazienti con età ≥ 85 anni. L’analisi dei dati ha evidenziato inoltre che il 21.6% dei soggetti di età ≥ 65 anni assume almeno 10 principi attivi diversi dimostrando in questa popolazione un frequente ricorso alla politerapia. Le classi terapeutiche maggiormente prescritte in questa popolazione sono quelle dei farmaci per l’apparato cardiovascolare, antimicrobici per uso sistemico, farmaci per l’apparato gastrointestinale e per il metabolismo. Se analizziamo la prevalenza d’uso, i più prescritti sono i farmaci usati nell’ulcera peptica e nel reflusso gastroesofageo (48.3%, 47% uomini e 49.2% donne), seguiti dagli antitrombotici (41.5%, 45.2% uomini e 38.6% donne), dalle sostanze modificatrici dei lipidi (34.4%, 36.9 uomini e 32.6 donne), e dai FANS (32.8%,28.6% uomini e 32.6% donne).

Un problema complesso per la salute è quello legato alle politerapie, una problematica che spesso diviene rilevante soprattutto per i pazienti anziani. In questa dettagliata analisi gli esperti di FIMMG entrano nel merito del delicato processo di deprescrizione.

Con l’aumentare del numero dei farmaci assunti vi è un corrispettivo aumento del rischio di interazione fra farmaci, cioè la modificazione degli effetti di un farmaco indotta dalla presenza di un altro farmaco e soprattutto del rischio di reazioni avverse (ADRs). L’aumento del rischio di ADRs è correlato al numero dei farmaci assunti, se sono ≥ 7 è pari all’82% e per ≥ 10 è praticamente del 100% [2]. Ciò di fatto porta con sé un peggioramento della qualità di vita ed un aumento della morbilità e della mortalità; nei Paesi industrializzati le ADRs rappresentano la quarta/sesta causa di morte [3] e da uno studio prospettico condotto nel 2005 presso 22 PS nel nostro Paese è risultato che, su 18.854 accessi, 629 (il 3,3%) erano dovuti a queste [4]. Oltre a ciò, nei pazienti anziani si verificano modificazioni età-correlate nei parametri farmacocinetici e farmacodinamici rispetto alla popolazione più giovane [5]. Un’altra criticità legata alle polipatologie è che i pazienti vengono assistiti in maniera spesso discontinua e frammentaria da più figure professionali, con conseguenti problemi di comunicazione e coordinamento riguardo le terapie.


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