Le evidenze scientifiche dell’omeopatia

Si e aperto lo scorso 15 marzo a Firenze l’ottavo Convegno triennale SIOMI, coincidente con il ventennale dalla fondazione della Societa, come ci ricorda il presidente, la dott.ssa Simonetta Bernardini, in apertura dei lavori, riepilogando i passi salienti della storia della Societa. Una storia lunga che ha portato a termine numerosi risultati, costituendo “di fatto” una vera medicina integrata. L’esperienza del Centro di Medicina Integrata all’interno dell’Ospedale Petruccioli di Pitigliano ne e l’emblema. Il titolo del Convegno, L’Omeopatia cambia verso…, esprime efficacemente il senso di questa tre giorni di incontri e riflessioni e chiarisce l’approccio che la societa intende promuovere: le teorie che non trovano credito nella comunita scientifica (come per esempio quella a lungo cavalcata da una parte degli omeopati della memoria dell’acqua) non possono essere ulteriormente avvallate. Lo chiarisce di fronte alla nutrita platea, nella quale individuiamo la dott.ssa Antonella Ronchi (presidente FIAMO) e la dott.ssa Laura Borghi (presidente SIMA), in modo schietto e inequivocabile il Professor Andrea Dei nella sua introduzione alla serie di relazioni del convegno. Fra i relatori dell’evento troviamo alcuni fra i piu illustri protagonisti della scena omeopatica contemporanea: gli attesissimi Jayesh R. Bellare e Edward J. Calabrese. Una tre giorni di lavoro intensi e costruttivi anticipati dall’efficace riflessione della dottoressa Bernardini, che si chiede: a quale cambiamento stiamo assistendo? Se l’omeopatia cambia verso, come appropriatamente indica il titolo del congresso, dove stiamo andando? “Verso la medicina ortodossa, ovvero piu rigorosa? Con piu RCT? Con piu evidenze scientifiche, venendo, dunque, ad assomigliare sempre di piu alla medicina accademica? L’EBH, Evidence Based Homeopathy? Oppure la Omeopatia cambia verso (direzione) alla medicina ortodossa? Rendendola piu umana, piu finalizzata all’ascolto della persona nella sua interezza? Piu personalizzata?”. Esistono argomenti utili per entrambe le opzioni, si legge nella presentazione del congresso perche l’approccio scientifico e penetrato nell’ambito dell’Omeopatia e i suoi meccanismi d’azione trovano ormai sempre piu spesso ipotesi esplicative. La sessione d’apertura del Convegno e dedicata a tali aspetti, con lo scopo di dimostrare che le basse diluizioni hanno il loro effetto terapeutico anche a diluizioni che sfondano il numero di Avogadro. D’altronde da tempo esistono i presupposti per normare l’Omeopatia anche dal punto di vista della ricerca, attraverso l’adozione di metodologie mutuate dal mondo scientifico convenzionale. E di approccio scientifico approfondito nel corso del seminario di apertura del congresso “Advances in Homeopathy: a new scientific and social perspective”. Una sessione internazionale di grande spessore. “Finalmente è arrivata la svolta!”, ha commentato orgogliosa la dott.ssa Bernardini. “Quello che non si è saputo spiegare per tutti questi anni e che ha esposto l’omeopatia a una condanna della scienza che l’ha classificata come un sistema di cura non plausibile poiché priva di molecole, oggi è stato sfatato”. Gli studi di Jayesh Bellare, professore di ingegneria chimica a Mumbai (India), hanno infatti dimostrato in maniera incontrovertibile, attraverso il microscopio elettronico a trasmissione (TEM), la presenza di un rilevante numero di molecole di principio attivo in tutte le diluizioni omeopatiche dalla 6C alla 200C. Tali molecole, che si mantengono in numero pressoche costante in tutte le successive diluizioni, vengono stabilizzate dai metasilicati provenienti dal vetro utilizzato per preparare le diluzioni stesse. Questi aggregati costituiscono una riserva chimica di molecole, le quali poi possono interagire con i substrati biologici e dare effetto all’attivita del medicinale omeopatico. Certo, sono piccole dosi (nanomoli) ma sufficienti a dare una risposta terapeutica secondo i principi della farmacologia delle microdosi, una parte della farmacologia ortodossa sempre piu in sviluppo negli ultimi anni. Inoltre, e stato sottolineato come i risultati osservati siano spiegabili con il meccanismo dell’ormesi (stimolazione a basse dosi), come ha ribadito il prof. Edward Calabrese, tossicologo dell’Universita di Ahmerst, Massachusetts, massimo esperto al mondo di questo sistema di interazione delle sostanze con gli organismi viventi. In pratica si tratta di un rovesciamento di azione tra una dose (grande) tossica e una dose (piccola) che ha invece un effetto terapeutico. Come l’omeopatia, la quale si basa sulla somministrazione di dosi infinitesimali di sostanze, che ad alte dosi hanno proprio un’azione tossica sull’organismo (principio della similitudine omeopatica). I principi della farmacologia delle microdosi e dell’ormesi furono annunciati gia nel 2006 dal prof. Andrea Dei (Universita di Firenze) e adottati come modello operativo dalla Societa Italiana di Omeopatia e Medicina Integrata (SIOMI). “In questo convegno – conclude il presidente SIOMI – sono stati mostrati ulteriori risultati a conferma di questa predizione: una lungimiranza che oggi ha ricevuto finalmente chiare conferme scientifiche. Dunque non più memoria dell’acqua, che è in effetti un concetto scientificamente implausibile, ma molto più chiaramente normali interazioni chimiche tali e quali a quelle che avvengono nel nostro organismo coi farmaci comuni prescritti dalla medicina ortodossa per promuovere la nostra guarigione”. Il congresso e poi entrato nel merito del rapporto tra malattie croniche e medicina integrata analizzando attraverso le interessanti relazioni degli intervenuti i vari aspetti teorici e i casi clinici piu significativi. Estremamente interessante la tavola rotonda finale nel corso della quale ci siamo domandati quale il ruolo che giocheranno le medicine complementari e l’omeopatia nel prossino futuro del nostro Paese. La questione e di grande interesse e la partecipazione, numerosa e attenta, del pubblico in sala e la migliore fotografia di un interesse palpabile. SIOMI ha quindi lanciato un forte messaggio tanto al mondo dell’omeopatia quanto a quello della sanita, sta oggi a noi raccoglierlo e metterlo a frutto.

Bibliografia 1. Dei A. Hormesis may provide a central concept for homeopathy development. Toxicology and Applied Pharmacology 211 (2006) 84-85. 2. Bellare J.R. et al. Why Extreme Dilutions Reach Non-zero Asymptotes: A Nanoparticulate Hypothesis Based on Froth Flotation. Langmuir. 2012; 28(45): 15864-15875. 3. Bellare J.R. et al. Metal nanoparticle induced hormetic activation: a novel mechanism of homeopathic medicines. Homeopathy (2017) 106, 135 e 144. 4. Dei A. Hormesis and Homeopathy: Toward a New Self-Consciousness – Dose Response. 2017; 15, 1. 5. Dei A. et al. Exploring the effects of homeopathic Apis mellifica preparations on human gene expression profiles – Homeopathy. 2015; 104(2): 116-122. 6. Calabrese E.J. et al. Hormesis: Its impact on medicine and health – Hum Exp Toxicol 2013 32: Oct 11, 2012. 7. Calabrese E.J., Agathocleous E. Trends Pharm. Sciences. 2019; 40, 8.