Genesi di un cambiamento

In un Paese marcatamente manicheista, la logica del confronto esce immancabilmente sconfitta. È evidente, e lo sottolineo con un certo rammarico, quanto il dibattito relativo alla cosiddetta ‘cura naturale’ stia assumendo pericolose derive campanilistiche. I ‘creduloni’ contro gli ‘scienziati’, i ‘green’ contro gli ‘schiavi del sistema’, le fazioni diventano sempre più radicate, distanti, rifuggono le posizioni concilianti (e spesso, purtroppo, rifiutano un onesto confronto) arroccandosi dietro i pregiudizi. Ad uscire sconfitto da questo schema, lo abbiamo detto, è il dibattito, il proverbiale ‘sano contraddittorio’ che invece è sempre – e sottolineo sempre – propedeutico a una qualsivoglia crescita sociale e culturale. Per rifiutare una cosa, qualsiasi cosa, ci insegnavano saggiamente i nostri nonni, occorre conoscerla. Per criticare occorre aver studiato a fondo la materia che si contesta. Per progredire, in ultima analisi, è indispensabile essere pronti a mettersi in discussione. Ed è questo il cambiamento (prendo in prestito un termine oggi molto di moda) che la nostra rivista si propone di favorire. Questo il cambio di passo che la nostra società si merita. L’intento di questo progetto editoriale è infatti quello di promuovere il confronto attorno a questi temi, ponendoci instancabilmente una domanda: un punto di sintesi tra la medicina ‘naturale’ e quella cosiddetta ‘classica’ è possibile? La nostra risposta è, chiaramente, sì. Quello che auspichiamo è però un cambiamento culturale per il quale occorre avere pazienza. Si tratta di un processo lento di cui fortunatamente si intravedono già i primi segnali. Un recente sondaggio (condotto da EMG-Acqua per Omeoimprese) infatti, racconta di come, in Italia, un quinto dei medici di famiglia prescriva farmaci omeopatici tracciando così un quadro incoraggiante del rapporto tra la comunità medico-scientifica e l’omeopatia. “Parte della comunità scientifica – commentano da Omeoimprese – contrariamente a quanto spesso appare sui media, non è per nulla ostile all’omeopatia” dimostrando, aggiungiamo noi, di aver in parte superato le logiche di ‘partito’ per seguire la ben più proficua strada del dialogo. “Cogito, ergo sum” dicevano i latini e noi speriamo che sia sempre (più) così. Buona lettura.